Tra arte e cucina intervista a Sara Sama' by La Cozza Nera
pubblicato il 16/03/2012 00:13:44 - Chef - Daiana Fontana
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Sara Samà, 28 anni napoletana di nascita ma residente in Calabria, ora vive in Germania da un anno e mezzo. Parla fluentemente 3 lingue, italiano, tedesco ed inglese ed è laureata con il massimo dei voti all'Università la Sapienza di Roma alla facoltà di Architettura Vallegiulia corso in Grafica e Progettazione Multimediale. Amante dell'arte in ogni forma e dall'incredibile senso del gusto, risponderà ad alcune domande poste dalla nostra redazione:
Ciao Sara ti ringraziamo innanzitutto e iniziamo con alcune domande, come mai ti sei avvicinata al mondo della cucina pur avendo un percorso formativo così differente?
Ciao a voi, e grazie per avermi chiesto questa intervista della quale sono lusingata E' assolutamente vero che apparentemente, il mio percorso formativo possa risultare al quanto discordante con il mondo della cucina, ma se andate bene ad analizzare non è poi tanto vero. Amando l'arte in ogni sua dimensione e perdendomi in essa, ho sempre pensato che l'architettura in questo caso, per la quale ho sempre avuto una particolare predilezione durante i miei studi, venga rappresentata in una sublime maniera dalla cucina. Fondere il gusto alla tradizione ed alla bellezza mi fa pensare che la costruzione di un piatto, sia uno dei passi fondamentali avere un ottimo risultato. Immaginare la struttura di un piatto e dosarne proporzionalmente gli ingredienti, accostarne colori e profumi, non è soltanto una questione sensoriale ma anche mentale. Ragionare con la logica durante la preparazione di una pietanza, è quello che mi porta sicuramente ad amarlo in ogni sua sfumatura.
Parlavi di profumi, quali sono quelli che ti ricordano principalmente la tua infanzia?
La mia infanzia viene ripercorsa nel mondo culinario sicuramente dai piatti prelibati della mia Chef numero 1: mia nonna Assunta. Era stupendo durante il periodo infantile, recarsi dalla nonna mentre preparava qualsiasi leccornia: il profumo del ragù, dei gatteux di patate, degli gnocchi appena sfornati, della pastiera e degli struffoli. Tutti i sapori di Napoli racchiusi nel cassetto della mia memoria. Ma soprattutto, la più bella sensazione era chiedere, sperimentare e cercare di aiutarla pur combinando dei guai. Allo stesso tempo, dall'ottima scuola di mia nonna, che aveva imparato però a cucinare da mio nonno Andrea, mia madre è stata un Suo ottimo risultato. Il pesce fresco appena pescato dal mio papà, per via di un hobby che è diventata per lui una vera e propria fede ovvero quella per il mare nonostante una professione completamente discordante, ha rappresentato per mia mamma Maria, il successo delle sue cene. I profumi dei sughi di pesce, delle aragoste appena cucinate, pesce alla brace, fritture, frutti di mare sono anch'essi il ricordo che non potrò mai abbandonare.
La tua famiglia ha quindi avuto un ruolo fondamentale nella tua introduzione alla cucina, qual è però il primo piatto che hai cucinato in autonomia e qual è stato il tuo primo trauma in cucina?
Bene, ottima domanda. Senz'altro si, la mia famiglia ha sempre giocato un ruolo importantissimo per la mia passione per la cucina. A casa mia non c'è mai stata qualcosa che non è stata comprata o assaggiata, il mix di sapori e la varietà di tutto quello che è passato dalla nostra tavola ha fatto si che adesso io possa sperimentare sapori nuovi. Le tradizioni non muoiono mai e soprattutto come si dice a casa, sulla tavola nessuno deve desiderare mai nulla. Il saper mangiare è importantissimo e permette anche un facile adattamento. Per quanto riguarda il primo piatto che ho cucinato, sicuramente è stata la pizza! La pizza è la mia passione numero uno, che sicuramente trae origine dal mio DNA, è il piatto che amo fare, che tutti mi chiedono di fare, che riscuote sempre successo e che mangerei puntualmente. Il primo trauma in cucina invece è stato l'approccio con i dolci che all'inizio non crescevano mai, ma dopo molte prove ora sono pienamente testata e felicissima di preparare torte che mi danno molte soddisfazioni sotto il profilo estetico, ritengo infatti che come gli esseri umani anche i cibi siano fotogenici. Inoltre ringrazio anche i miei migliori amici intenditori di cucina con la quale discutiamo sempre su evoluzioni e nuove ricette che sono Antonella, Adolfo, Guglielmo, Raffaella, Angelo, Frank , tra i primi che assaggiano o sperimentano quello che cucino. Avendo vissuto 7 anni a Roma abbiamo avuto modo di combinare insieme dei disastri ma anche ottimi piatti che sono rimasti nella nostra storia.
Hai detto di vivere all'estero, come mai e soprattutto cosa pensi della cucina estera?
Vivo ormai da un anno e mezzo in Germania, prima ho abitato a Roma per gli studi per sette anni, dopo la laurea, incontrato il mio attuale compagno, tedesco doc, ho deciso di trasferirmi in cerca di fortuna in terra tedesca cercando di riuscire in ciò che mi piacerebbe fare ovvero l'art director. I miei studi sono stati improntati sull'architettura correlata alla grafica ed alla multimedialità, ragion per cui sto ancora valutando il da farsi per realizzare il mio sogno. Poi in questo momento di stasi ed attese, ho incontrato il sito della cozza nera che mi ha dato la possibilità di mettermi in mostra con questo nuovo aspetto della mia personalità ovvero il saper cucinare. Non mi ero mi cimentata nella spiegazione delle mie ricette, avevo sempre cucinato anche per molte persone, ma mai per un pubblico così vasto. Condividere le ricette e la propria esperienza lo trovo un ottimo modo di interagire imparando sempre più cose. Qui in Germania la cucina, contrariamente a quel che si pensa, non è affatto male. La qualità di ingredienti, la varietà e qualità delle materie prime sono veramente sorprendenti. Con la globalizzazione, il mercato si è aperto e per questo motivo si ha a portata di mano il mondo intero. Dai tedeschi sto imparando molte cose soprattutto in fatto di dolci ed uso di spezie. Uno dei pregi che forse mi riconosco è proprio quello di non dire mai di no all'assaggio, infatti, riuscendo ad immaginare i sapori ed il loro abbinamento, a volte questo contribuisce a farmi realizzare ottime ricette. In Italia siamo sicuramente primi al mondo in quanto a culinaria, ma all'estero hanno qualcosa di diverso che noi non abbiamo e che secondo me sta nell'essere più aperti alla sperimentazione. Il nostro difetto sta proprio nel dire "noi siamo i migliori", nonostante ci sia sempre da imparare. Essere presuntuosi, soprattutto in cucina a mio parere non paga, anzi, danneggia limitando la nostra produzione a piatti sempre ripetitivi. Sicuramente viva l'Italia, ma con moderazione.
Parlaci infine di questo tuo concetto di abbinare l'architettura alla cucina e come si può ben vedere la tua passione per la fotografia. Nel Frattempo ti ringraziamo per il tempo dedicato e saremo lieti in futuro di poterti nuovamente intervistare con i nuovi risvolti della tua esperienza.
Sin da quando ero bambina ho vissuto in un ambiente familiare dove l'arte ha sempre giocato un ruolo fondamentale. Mio nonno Tullio dipinge per hobby e riesce a creare modellini di barche ed io sono sempre stata presente per aiutarlo e carpirne informazioni importanti. Altri miei familiari hanno intrapreso anch'essi la strada dell'architettura e quindi posso affermare che sono cresciuta con questi capisaldi che ne hanno plasmato di certo la mia visione delle cose. Il bello, come concetto dell'euristica e dell'estetica, mi ha sempre affascinato. Ma cosa significa bello? Il bello in realtà non esiste è solo una proiezione della nostra immaginazione per questo definire bello qualcosa vuol dire tutto o niente se non viene motivata. Io però la cucina la trovo "bella" senza spiegazioni, mi rende felice e soprattutto il momento che mi rende più felice è vedere il mio piatto. Durante le preparazioni penso già a come dovrà essere e quando non ho quello che dovrei avere a disposizione per realizzarlo è un grande dispiacere. Sicuramente attraverso la fotografia in questo caso dei miei piatti voglio andare ad evidenziare quello che per me è importante. Ciò che viene proposto nel soggetto di una foto è quello che in realtà dovrà essere apprezzato. Il colore, la posizione la differente messa a fuoco o la sfumatura per poi arrivare alla luce, tutto dovrà partecipare a rendere ancora più importante il risultato. Anche io ringrazio infine voi per il tempo che mi avete dedicato e ben felice di aver risposto alle vostre domande mi auguro che in futuro ci rincontreremo per approfondire ancora di più lo spirito e la filosofia di ricette, cucina ed arte!